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Caso Raggi, gli attacchi ai giornalisti minano la libertà di stampa

In seguito all'assoluzione della sindaca di Roma Di Maio e Di Battista del M5S hanno usato parole durissime contro i giornalisti, definendoli "sciacalli", "pennivendoli" e "puttane": non si può offendere così un'intera categoria che svolge una funzione importantissima, sebbene anche in essa vi può essere chi non fa bene il suo lavoro o non è obiettivo.

Caso Raggi, gli attacchi ai giornalisti minano la libertà di stampa 14 Novembre 2018Lascia un commento

Sono nato nel 1982 a Roma, e sono sempre vissuto, e vivo tuttora, nel quartiere Balduina, a cui sono molto affezionato e che considero uno dei migliori della città, ma di cui, al tempo stesso, conosco pure i difetti e gli aspetti che andrebbero migliorati.

Sono gravissimi gli attacchi sferrati in questi giorni ai giornalisti dal vicepremier Luigi Di Maio e dal suo collega del Movimento 5 Stelle Alessandro Di Battista in seguito all’assoluzione della sindaca di Roma Virginia Raggi dalle accuse di falso relative alla nomina di Renato Marra a capo del dipartimento turismo del Campidoglio. Di Maio, infatti, su Facebook, dopo essersi congratulato con la sindaca, ha scritto: “Il peggio in questa vicenda lo hanno dato la stragrande maggioranza di quelli che si autodefiniscono ancora giornalisti, ma che sono solo degli infimi sciacalli, che ogni giorno per due anni, con le loro ridicole insinuazioni, hanno provato a convincere il Movimento a scaricare la Raggi”. Per il vicepremier, inoltre, “la vera piaga di questo Paese è la stragrande maggioranza dei media corrotti intellettualmente e moralmente”, ed ha perciò annunciato: “Presto faremo una legge sugli editori puri, per ora buon Malox a tutti!”. Ancora più duro Di Battista, che sempre su Facebook ha scritto: “Oggi la verità giudiziaria ha dimostrato solo una cosa: che le uniche puttane qui sono proprio loro, questi pennivendoli che non si prostituiscono neppure per necessità, ma solo per viltà, pennivendoli” ha poi aggiunto “che da più di due anni le hanno lanciato addosso tonnellate di fango con una violenza inaudita. Sono pennivendoli, soltanto pennivendoli, i giornalisti sono altra cosa”.

Le parole dei vertici pentastellati hanno chiaramente scatenato numerose reazioni politiche, fra cui persino quella dell’ex premier Silvio Berlusconi, che pure non ha mai lesinato attacchi anche molto duri ai giornalisti a lui avversi: “C’è aria di illibertà, siamo in una democrazia illiberale, anticamera della dittatura, se continua così” ha infatti affermato. Appaiono condivisibili, invece, le argomentazioni del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, che ha scritto un lungo post su Facebook, intitolato “Chiedete scusa!”, in cui, dopo essersi detto “contento che Virginia Raggi sia stata assolta”, ha affermato, rivolgendosi ai grillini, “per cortesia, vergognatevi per la vostra aggressività questa volta verso i giornalisti”, per poi ricordare loro: “Siete stati voi che, anche a Roma, in occasione dell’avvio di qualsiasi indagine giudiziaria, vi siete comportati come delle iene feroci calpestando la normale dialettica politica e aggredendo con una violenza inaudita tutti coloro che erano anche solo oggetto di inchieste, con squallide conferenze stampa e sceneggiate”. Zingaretti concludeva quindi il post affermando: “da voi attendiamo l’unica cosa seria che ancora non avete fatto: CHIEDETE SCUSA”.

Sulla questione è intervenuto anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che parlando al Quirinale con alcuni studenti, ha affermato: “Ha un grande valore la libertà di stampa, perché, anche leggere cose che non si condividono, anche se si ritengono sbagliate, consente e aiuta a riflettere». Di Maio, però, intervenendo alla trasmissione “Non è l’arena”, ha poi confermato la sua linea, affermando : “Quando ci vuole, ci vuole. Nessun passo indietro”, per sostenere quindi che i giornalisti “hanno reagito come una casta” e che troppi di questi “peccano di disonestà intellettuale“. Quello lanciato dai leader del Movimento Stelle ai giornalisti è dunque un attacco durissimo, che si vuole fondato sul fatto che sarebbero stati proprio questi a prendere come bersaglio il Movimento e uno dei suoi esponenti più in vista, ossia la sindaca di Roma, ma Di Maio e Di Battista dovrebbero tenere presente che un simile trattamento, in realtà, viene adoperato spesso quando vi sono, come in questo caso, inchieste giudiziarie che coinvolgono personaggi politici di rilievo, soprattutto se di orientamento politico diverso da quello dei giornali che danno ampio spazio a tali fatti.

Del resto, ogni giornalista ha una sua idea politica, generalmente abbastanza affine a quella del giornale per cui scrive, anche se è purtroppo vero che, in tal modo, spesso, questi rischiano di essere, in parte, meno obiettivi, come è vero che devono seguire la linea impostata dal loro editore, e in Italia non vi sono molti grandi gruppi editoriali. Vi è anche da considerare che il Movimento Stelle si è subito posto in maniera abbastanza aggressiva con i media, soprattutto con il suo fondatore Beppe Grillo, che li ha sempre definiti con epiteti di vario tipo, spesso assai offensivi, che questo partito intende togliere i finanziamenti all’editoria e abolire l’Ordine dei Giornalisti, e che, come ricordato da Zingaretti nel post su Facebook citato prima, esso si è sempre caratterizzato per un forte giustizialismo, per cui ogni apertura di un’inchiesta giudiziaria nei confronti di un esponente di un’altra forza politica diventava per i grillini il pretesto per scagliarsi contro questa, ben prima che si arrivasse ad una sentenza.

Non vi è dunque da stupirsi se i giornalisti abbiano voluto un pò “fare le pulci” a tale movimento che faceva dell'”onestà” una sua bandiera, quando poi anche alcuni suoi esponenti sono finiti sotto processo, proprio per cercare di capire se le indagini che li vedevano coinvolti potessero fondarsi su dei presupposti concreti, e quindi tale partito non avrebbe potuto più ostentare una certa superiorità morale, come invece tende a fare, o se invece, come in questo caso, essi sarebbero potuti risultare innocenti, anche se, per quel che riguarda la sindaca di Roma, i diversi cronisti che, nel ricostruire la vicenda, sembravano convinti della sua colpevolezza sono stati poi smentiti dalla pronuncia dei giudici. E’ chiaro, quindi, che anche tra chi svolge questo lavoro vi è chi non lo fa in maniera corretta, peccando di scarsa obiettività o talvolta trascurando l’etica professionale, ma è inaccettabile che vi siano attacchi cos violenti non solo nei confronti di questi, ma dell’intera categoria.

Va infatti ricordato che i giornalisti svolgono una funzione essenziale in una democrazia, quella di raccontare i fatti in maniera, per quanto possibile, aderente alla realtà, e che pertanto la libertà di stampa va sempre difesa, soprattutto quando questa può essere poco gradita al “potente” di turno, e anche quando vengono espresse opinioni che non condividiamo. La maggior parte dei giornalisti, poi, fa questo lavoro spinta principalmente dalla passione, e, a differenza di quei pochi che compaiono spesso in televisione e nei dibattiti politici, finendo per condizionarli, e che pertanto possono peccare, forse più di altri, di scarsa obiettività, deve sottostare a condizioni lavorative fatte di estrema precarietà e retribuzioni di pochi euro ad articolo, e in alcuni casi, se si svolgono inchieste su fatti od associazioni criminali, mettere anche a rischio la propria incolumità, per cui è assolutamente ingiusto scagliarsi pure contro di loro, senza tener minimamente presente le condizioni assai difficili in cui si trovano ad operare, e, nel caso degli esponenti politici, senza cercare magari di migliorare tali condizioni, per tutelare al meglio questo bene fondamentale che è la libertà di stampa.

Sono nato nel 1982 a Roma, e sono sempre vissuto, e vivo tuttora, nel quartiere Balduina, a cui sono molto affezionato e che considero uno dei migliori della città, ma di cui, al tempo stesso, conosco pure i difetti e gli aspetti che andrebbero migliorati.

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