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Cambiamento climatico, alluvioni e fenomeni estremi ci impongono di adoperarci per fermarlo

Gli effetti dei cambiamenti climatici, spesso drammatici, come l'alluvione avvenuta il mese scorso in Emilia-Romagna, stanno diventando, purtroppo, sempre più evidenti: è compito di tutti noi, e sopratutto dei governi degli Stati più inquinanti, agire per contrastarlo.

Cambiamento climatico, alluvioni e fenomeni estremi ci impongono di adoperarci per fermarlo 15 Giugno 2023Lascia un commento

Sono nato nel 1982 a Roma, e sono sempre vissuto, e vivo tuttora, nel quartiere Balduina, a cui sono molto affezionato e che considero uno dei migliori della città, ma di cui, al tempo stesso, conosco pure i difetti e gli aspetti che andrebbero migliorati.

La tragica alluvione che si è verificata a maggio in Emila-Romagna, e che è costata la vita a diciassette persone, mentre oltre cinquantamila sono stati gli sfollati, ha riportato di attualità la questione dei cambiamenti climatici, che, purtroppo, causano sempre più spesso effetti anche drammatici, come piogge torrenziali o, come in questo caso, alluvioni. Anche quando gli effetti di tali cambiamenti non sono così estremi, comunque, possiamo constatarne l’esistenza per le estati sempre più calde, come quella del 2022, la più calda mai registrata in Europa, in cui le temperature, in buona parte d’Italia, hanno superato per alcune settimane i trentacinque gradi, e anche per la siccità sempre più devastante che riguarda pure moltissimi fiumi italiani, che ormai somigliano più a dei torrenti, con il letto che è, in buona parte, asciutto per la carenza di acqua. Il fatto che, quest’anno, il mese di maggio e la prima parte di giugno siano stati, invece, caratterizzati soprattutto da pioggie va considerato anch’esso assai anomalo. Non dobbiamo, poi, dimenticare che gli effetti più evidenti, e spesso drammatici, del cambiamento climatico si riscontrano non tanto nel nostro Paese, e forse nemmeno in Europa, quanto, magari, in Paesi, e financo continenti, lontani dal nostro, che sono, però, più soggetti al caldo estremo, a periodi assai lunghi di siccità o, al contrario, a devastanti alluvioni, e i cui abitanti, proprio per questo, si ritrovano poi costretti a lasciare la loro terra, diventando così migranti climatici.

Secondo molti studi, le temperature medie globali hanno iniziato ad aumentare dalla seconda metà del XIX secolo, e ciò sarebbe dovuto all‘attività dell’uomo, principalmente all’emissione di anidride carbonica nell’atmosfera provocata dall’utilizzo di combustibili fossili. Le attività umane, in particolare, avrebbero provocato un riscaldamento globale di circa un grado rispetto a prima della Rivoluzione Industriale, e, secondo diverse ricerche, contenere questo aumento sotto due gradi potrebbe limitarne gli effetti peggiori, ed è ciò che intendono fare i paesi sottoscrittori della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc). A tale scopo occorre ridurre il più possibile le emissioni globali di gas a effetto serra, per cui, a dicembre 2019, i leader europei hanno approvato l’obiettivo di arrivare ad un’Ue ad impatto climatico zero entro il 2050, riducendo tali emissioni del 55 per cento entro il 2030. L’Unione Europea ha, inoltre, intrapreso normative per promuovere l’uso di energie rinnovabili, come quella eolica o solare, e per migliorare l’efficienza energetica di un’ampia gamma di apparecchiature ed elettrodomestici.

Una delle risoluzioni che, probabilmente, avrà risvolti più ampi sulle nostre vite è quella con cui, il 24 febbraio 2023, il Parlamento Europeo ha approvato lo stop alla vendita di veicoli con motori termici benzina, diesel e ibridi, per cui, da quell’anno, si potranno acquistare solo auto elettriche. È stata, però, poi inserita una piccola deroga per consentire di vendere auto con combustibili sintetici, i cosiddetti e-fuel, anche se questi non vengono ancora prodotti su larga scala, ed è oggetto di dibattito la loro effettiva sostenibilità. Anche i veicoli elettrici, però, non possono essere considerati completamente ecologici, perché vi sono comunque delle emissioni nel processo di costruzione, e queste causano un impatto ambientale notevole per l’estrazione di minerali e terre rare per costruire le batterie e anche per smaltire queste ultime. Inoltre, questa normativa, a meno che non ne vengano approvate altre simili in altri Paesi, riguarderebbe solo l’Unione Europea, mentre, nel resto del mondo, quindi su una superficie di territorio molto più vasta, le auto a benzina e diesel continueranno a circolare e ad inquinare, per cui l’impatto dello “stop” a queste vetture sul clima globale sarebbe assai limitato.

Va detto, però, che alcuni Paesi producono emissioni inquinanti in misura estremamente più elevata di altri, basti pensare che le dieci nazioni che generano più emissioni ne rilasciano il 68 per cento, per cui è giusto che siano proprio questi i primi ad adoperarsi per ridurre l’inquinamento e combattere il cambiamento climatico. Attualmente è la Cina la nazione che inquina di più, seguita da Stati Uniti ed India. Ha fatto, inoltre, discutere, a Roma, l’ipotesi, avanzata dalla giunta Gualtieri, di estendere la “Ztl”, la Zona a traffico limitato in cui determinati veicoli non possono circolare, che finora comprendeva solo il Centro Storico, ma avrebbe finito per coprire una buona parte della città interna al Grande Raccordo Anulare, e, soprattutto, di aumentare le tipologie di auto che non vi potranno transitare in quanto vecchie ed inquinanti. Contro tale ipotesi, che, di fatto, avrebbe impedito a moltissimi veicoli di circolare in buona parte del territorio cittadino, era stata lanciata dal consigliere leghista Santori una petizione che ha raccolto centomila firme, per cui il Comune ha deciso, alla fine, di correggere questa misura, con lo slittamento di un anno delle restrizioni più pesanti e il tracciamento di un’area meno ampia per questa Ztl.

Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, aveva spiegato a suo tempo che l’estensione della Ztl è “l’attuazione di una normativa regionale che ha prescritto determinati divieti sulla base della necessità di ridurre gli agenti inquinanti nell’atmosfera”, ma andava certamente ripensata rispetto a come era stata formulata inizialmente, perché altrimenti avrebbe penalizzato una parte anche abbastanza grossa di cittadini romani che non si possono permettere l’acquisto di un’auto nuova. Occorrerebbe, inoltre, potenziare il trasporto pubblico, che potrebbe rappresentare una valida alternativa, anche più “ecologica”, a quello privato, ma a Roma, purtroppo, questo non è all’altezza di una capitale europea. Quello che è certo, però, è che bisogna fare qualcosa per contrastare il cambiamento climatico, e anche in fretta, perché, purtroppo, la Terra già ha iniziato, con eventi estremi e drammatici, a presentarci il conto dei danni che le stiamo arrecando. Sembra pensarla in tal modo la giovane attivista svedese Greta Thunberg, che dal 20 agosto 2018 ha smesso di andare a scuola fino alle elezioni del 9 settembre 2018, sedendo davanti al Parlamento svedese, per chiedere che il suo governo riducesse le emissioni di anidride carbonica. Anche dopo le elezioni, la giovane ha continuato a manifestare ogni venerdì, lanciando quindi il movimento internazionale “Friday for Future”, formato da persone che manifestano per rivendicare azioni contro il cambiamento climatico.

Sembrano pensarla decisamente così anche i ragazzi di “Ultima Generazione”, che organizzano azioni di disobbedienza civile nonviolenta, come bloccare il traffico su strade e autostrade o imbrattare di vernice edifici monumentali, per chiedere al governo di agire contro il cambiamento climatico, cominciando a non investire in combustibili fossili. Questi attivisti, oltre a ricevere più di duemila denunce e 250 sanzioni amministrative, sono stati spesso criticati, anche duramente, per le loro modalità di protesta, considerate eccessive e in qualche modo “moleste”, sia verso gli automobilisti, quando bloccano il traffico, sia verso i monumenti che rischiano di rimanere imbrattati nelle loro dimostrazioni, e in parte è vero che si tratta di azioni che “disturbano” e infastidiscono e che rischiano, addirittura, di porre in cattiva luce la causa ambientalista, tuttavia le questioni che pongono sono reali, per cui occorre affrontarle seriamente. È necessario, quindi, che ci si renda conto che la lotta al cambiamento climatico deve essere una priorità, fondamentale quasi per la sopravvivenza stessa del nostro pianeta, ma una tale consapevolezza dovrebbe essere acquisita, e dovrebbe, poi, tradursi in azioni mirate a contrastarlo, non tanto dall’opinione pubblica, quanto dai governi, da quello italiano come da quelli dei Paesi più industrializzati (e che, quindi, inquinano di più), che finora, invece, hanno fatto troppo poco in tal senso.

Sono nato nel 1982 a Roma, e sono sempre vissuto, e vivo tuttora, nel quartiere Balduina, a cui sono molto affezionato e che considero uno dei migliori della città, ma di cui, al tempo stesso, conosco pure i difetti e gli aspetti che andrebbero migliorati.

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