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16 marzo 1978: la strage di via Fani e la Balduina

Il nostro quartiere è legato sotto molti aspetti alla strage della scorta di Moro e al suo rapimento, sia perché i terroristi, poi, passarono per le vie della Balduina, sia perché in via Massimi vi è una palazzina dove si è ipotizzato che le Br potessero avere un covo.

16 marzo 1978: la strage di via Fani e la Balduina 19 Marzo 2019Lascia un commento

Sono nato nel 1982 a Roma, e sono sempre vissuto, e vivo tuttora, nel quartiere Balduina, a cui sono molto affezionato e che considero uno dei migliori della città, ma di cui, al tempo stesso, conosco pure i difetti e gli aspetti che andrebbero migliorati.

E’ ricorso sabato scorso il quarantunesimo anniversario di uno degli eventi più drammatici e al tempo stesso più importanti della storia d’Italia, ovvero la strage di via Fani, avvenuta il 16 marzo 1978, in cui persero la vita i cinque uomini della scorta del presidente democristiano Aldo Moro e quest’ultimo venne rapito dalle Brigate Rosse, da cui fu tenuto sotto sequestro per cinquantacinque giorni, per poi venire ucciso il 9 maggio. Su tale avvenimento cruciale per la storia del nostro Paese è stato, chiaramente, detto e scritto di tutto, e alle versioni “ufficiali” se ne sono affiancate molte altre, anche con teorie che sfociano nel complottismo. Quello che qui interessa, comunque, è semplicemente vedere come questa vicenda sia legata, sotto diversi aspetti, al quartiere della Balduina, che infatti fu spesso oggetto dell’attenzione degli inquirenti. Il primo elemento è senz’altro il percorso compiuto dalle auto dei terroristi, con a bordo l’onorevole Moro, per fuggire dal luogo dell’agguato, via Mario Fani, in zona Monte Mario, e raggiungere poi il “covo” in zona Colli Portuensi.

Una volta terminato il conflitto a fuoco con la scorta, il brigatista Raffaele Fiore aprì lo sportello sinistro della FIAT 130 e vi prelevò l’onorevole Moro, afferrandolo per un braccio e portandolo verso una FIAT 132 blu con alla guida Pietro Seghetti. Quest’ultimo riparti subito lungo via Stresa in direzione di via Trionfale con a bordo Fiore, Mauro Moretti e lo stesso Moro. Dietro a questa si era inizialmente posizionata la FIAT 128 bianca con Casimirri, Loiacono e Gallinari, seguita da un’altra “128”, ma di colore blu, guidata da Valerio Morucci e con a bordo Barbara Balzerani e Franco Bonisoli. Le tre auto, quindi, partirono a gran velocità lungo via Stresa, per poi superare piazza Monte Gaudio e proseguire su via Trionfale. La Fiat 128 guidata da Morucci, secondo quanto da lui poi raccontato, riusci quindi a riposizionarsi in testa al convoglio, come inizialmente previsto dal loro piano.

I terroristi avevano progettato un itinerario che consentisse loro di far perdere presto le tracce: superato largo Cervinia, quindi, ed ormai entrate alla Balduina, le tre auto svoltarono su via Carlo Belli, una strada secondaria, in parte nascosta dalla vegetazione, e proseguirono poi su via Casale De Bustis, una stradina il cui accesso era bloccato da una catena, che fu tranciata da uno dei brigatisti con una tronchese. Da qui il convoglio raggiunse via Massimi, dove vi era una Citroen Dyane azzurra su cui salì Seghetti, che si mise alla testa, mentre Moretti si pose alla guida della FIAT 132 blu con a bordo il presidente DC e Raffaele Fiore. In via Bitossi c’era invece un furgone FIAT 850 grigio, alla cui guida si mise Morucci, e tutti e cinque i veicoli transitarono per via Serranti e raggiunsero piazza Madonna del Cenacolo, dove Moro fu fatto scendere e, con la copertura delle auto affiancate, venne fatto entrare in una cassa di legno già pronta nel furgone, al volante del quale si mise Moretti. La Dyane con a bordo Morucci e Seghetti si pose davanti al furgone, mentre le due Fiat 128 e la FIAT 132 furono portate in via Licinio Calvo e qui abbandonate.

 

Da piazza Madonna del Cenacolo il furgone con Moro nella cassa e la Dyane scesero quindi per via della Balduina, imboccarono via Damiano Chiesa e poi svoltarono per via Fascetti, che all’epoca, forse, non era chiusa, per poi girare per un breve tratto di via Papiniano, quindi prendere via Proba Petronia e poi scendere verso valle Aurelia passando per via Armando Di Tullio e via Cesare De Fabritiis, che allora non era chiusa. Soprattutto, però, il nostro quartiere ha a che fare con il sequestro Moro in base a quanto sostenuto nella terza e ultima Relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Giuseppe Fioroni, risalente a dicembre 2017: al numero 91 di via Massimi, una strada tranquilla e nel verde nella parte “alta” della Balduina, vi è infatti una palazzina bianca che, all’epoca, sarebbe stata di proprietà dello Ior, la banca vaticana coinvolta, in quegli anni, in diversi scandali e misteri, e sarebbe stata quindi abitata (o comunque frequentata) da prelati, cardinali e addirittura dal presidente di tale istituto, monsignor Paul Marcinkus.

Qui aveva inoltre sede una società americana che lavorava per la Nato, e vi abitavano in affitto esponenti tedeschi dell’Autonomia, finanzieri libici e due persone che avrebbero “riconosciuto di aver ospitato per diverse settimane, nell’autunno 1978, Prospero Gallinari», il brigatista che, durante il sequestro, avrebbe fatto da “carceriere” a Moro, in un appartamento di quel complesso. La palazzina aveva un «doppio ingresso» su via Massimi e, attraverso il garage, su via della Balduina, e, secondo la commissione, è probabile che essa “abbia avuto un ruolo, quantomeno in relazione allo scambio delle auto» usate per spostare Moro, anche se, perlomeno fino a un paio di anni fa, si era indagato pochissimo su tale edificio e su chi lo frequentasse. Una delle ipotesi è, infatti, che i brigatisti abbiano abbandonato le auto adoperate in via Fani lasciandole in via Licinio Calvo non pochi minuti dopo la strage, ma in diverse tappe nelle successive 48 ore. Si ipotizza, inoltre, che in tale palazzina vi potesse essere anche un covo delle Br, che potrebbe essere stato addirittura la prima “prigione” del presidente democristiano.

Sono nato nel 1982 a Roma, e sono sempre vissuto, e vivo tuttora, nel quartiere Balduina, a cui sono molto affezionato e che considero uno dei migliori della città, ma di cui, al tempo stesso, conosco pure i difetti e gli aspetti che andrebbero migliorati.

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